Politica e giustizia, un cortocircuito
domenica 27 gennaio 2008
Piaccia o no - e comunque la si pensi - politica e giustizia sono da anni allo scontro. I politici non si adeguano al rispetto dovuto ai giudici? O i giudici fanno politica con mezzi impropri? Chi scrive è incline a pensare che siano in corso entrambi i fenomeni e che occorra porvi rimedio.

Uno dei pericoli maggiori in una democrazia liberale è lo scontro tra i poteri, che sono separati, ma non autonomi. La loro gerarchia è chiara: è il potere legislativo che sta al vertice e possiede la sovranità. Tutti gli altri, pur indipendenti nel loro campo d'azione, sono da esso derivati. Anche il potere giudiziario non può fare a meno di riconoscere questa sua sottomissione di fatto e di diritto.
In tempi in cui si parla tanto contro la casta (vera o prensunta) dei politici è forse poco popolare parlare di immunità parlamentare. E tuttavia è doveroso ricordare che l'unico modo per uscire fuori dalla follia per cui un'inchiesta giudiziaria (contro chiunque e di qualsiasi partito) precipita un paese nel caos è ristabilire con piena forza l'istituto dell'immunità parlamentare.
Naturalmente occorre anche una severa riforma della giustizia, che dia al nostro sistema giudiziario una struttura meno autoreferenziale e in cui l'autonomia non sia spacciata per autosufficienza. La riforma Mastella, con tutta evidenza, era solo un pannicello caldo.
Intanto, godiamoci questa crisi di governo "per via giudiziaria", che contribuisce a darci l'aspetto di cugini poveri e malmessi nel consesso dell'Europa unita. Buona visione.

 

Andrea Bellantone 

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