| Borsellino, non confondere la giustizia con l'accanimento |
| mercoledì 26 dicembre 2007 | |
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Dopo la sua candidatura appassionata alla presidenza della Regione
Sicilia, Rita Borsellino sembra essersi tramutata in un’Antigone del
nostro tempo, chiamata ogni settimana a trovare un mostro contro cui
scagliare la purezza immacolata della propria presunzione morale. La
sua ideologia dell’antimafia ad ogni costo, perfino al di là di tutti i
principi giuridici che reggono in piedi uno stato di diritto (ha
chiesto le dimissioni di Totò Cuffaro anche in caso di assoluzione!), è
diventata stucchevole. Soprattutto quando la Borsellino si scaglia
contro il provvedimento di clemenza nei confronti di Bruno Contrada. Andrea Bellantone*
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Vogliamo bene a Rita Borsellino. Le siamo vicini perché ha deciso di continuare la battaglia morale di suo fratello contro la mafia e per la Sicilia. Ma non possiamo seguirla in ogni passo che decide di compiere. A volte, infatti, la furia antimafia diventa un’ideologia e finisce per accecare irrimediabilmente chi ne viene affetto. Si tratta di una malattia pericolosa, contro la quale non ci sono vaccini e da cui bisogna proteggersi con uno stile di vita intellettuale molto rigoroso. Guai a chi diventa un orbo dell’antimafia.








