Buon Natale a tutti...eccetto per Bruno Contrada
sabato 22 dicembre 2007
Per saperne di più: www.brunocontrada.info

Bruno Contrada, integerrimo funzionario dello Stato, finito nella rete folle di una giustizia kafkiana, passerà un Natale in carcere. Condannato per reati di mafia da un tribunale che ha ritenuto credibili le calunnie di una manciata di assassini in cerca della benevolenza dei magistrati (in linguaggio giuridico: collaboratori di giustizia), Contrada sta scontando una severa pena in un penitenziario militare. Dopo avere lottato per molti anni Cosa Nostra, in nome della Repubblica e della legalità costituzionale, Contrada ha ricevuto dalle istituzioni un pensionamento fuori regola: soggiorno nelle patrie galere. Strana riconoscenza.


Con quale animo, in una società civile, ci si può avvicinare alle festività natalizie, mentre un uomo di più di settant’anni è sequestrato da una giustizia schizofrenica, che lo ha imprigionato in base alle maldicenze di un gruppo di delinquenti? Le folle indaffarate nei preparativi del Natale attraversano le strade delle città italiane, ignorando che il senso della nostra convivenza civile è minato alle fondamenta dalla presenza di un’innocente in carcere. Come si può vivere serenamente questo periodo dell’anno, così carico di retorica e simboli di virtù, mentre il misfatto si compie in nome della legge?

Se è vero che il Natale è il momento in cui noi tutti (laici o cattolici) festeggiamo la dignità sacra dell’umanità, allora non possiamo restare insensibili mentre questa dignità è violata, «in nome del popolo italiano». Se l’espressione «in nome del popolo italiano», con cui nelle nostre corti di giustizia si proclamano le sentenze, ha ancora un senso, allora la prigionia di Bruno Contrada è un misfatto di cui noi tutti siamo colpevoli. Colpevoli: anche con il nostro silenzio, con l’indifferenza grave di chi si mobilita all’ONU contro la pena di morte, ma ignora la crocifissione di un innocente nelle nostre carceri.

Un’inquietante senso di ingiustizia e di misfatto, che striderà con i nostri festeggiamenti e con la nostra voglia di serenità, cala sul frastornante chiacchiericcio delle aule parlamentari, dei giornali di tendenza, delle televisioni e dei pubblici dibattiti. Ci avviamo a festeggiare in gloria l’ennesimo anno di vita di questa Repubblica fragile e cara, ma il monito di Bruno Contrada deve inquietare i nostri cuori e mobilitare le nostre intelligenze. Come uno spirito shakespeariano, la parola di quest’uomo si alza dal freddo quadrilatero di una galera e ricorda a noi tutti, alla Repubblica, che la legalità, questa volta, ha assunto il volto malevolo dell’ingiustizia. Possiamo ancora tollerarlo? Forse è giunto il momento di dire, forte e chiaro, senza tentennamenti, che la condanna di

Bruno Contrada rischia di diventare una macchia indelebile nella storia della Repubblica e che è giunto il tempo in cui il Presidente Napolitano, tramite un provvedimento di grazia, deve porre fine a questa tragedia. Nessuno può sperare davvero che questo accada, ma, se potesse accadere, sarebbe davvero un modo per salvare la Repubblica, le nostre coscienze e, naturalmente, Bruno Contrada, da un Natale tinto d’infamia

di Andrea Bellantone*

*Leggilo anche su loccidentale.it al link: http://www.loccidentale.it/node/10919

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