"L’ Occidentale" la nuova sfida del giornalismo partecipativo
venerdì 23 novembre 2007

giancarlo_loquenziL’esperienza de L’Occidentale, per capire l’evoluzione della comunicazione e rimodulare la professione giornalistica in relazione alla crisi che sta colpendo il settore. Questi, insieme alla comprensione di come cambia l’opinione pubblica e il ruolo del lettore, i temi principali emersi dall’incontro (“Dal cartaceo al web, la riconfigurazione della “Spirale del Silenzio”) con il direttore del quotidiano online L’Occidentale (www.loccidentale.it) Giancarlo Loquenzi organizzato a Messina da Eurolab – Laboratorio d’Europa in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia, il Corso di Laurea in Editoria e Giornalismo dell’Università degli Studi di Messina e inserito all’interno del progetto di orientamento post Universitario Icaro – ORU 12.

Alla conferenza hanno preso parte anche il preside della Facoltà di Lettere prof. Vincenzo Fera, il prof. Marco Centorrino docente a Editoria e Giornalismo, la prof.ssa Paola Colace, responsabile del progetto Oru 12 e la prof.ssa Giusi Furnari incaricata ORU 12 nella Facoltà di Lettere e Filosofia. Ha introdotto i lavori Lillo Maiolino, responsabile comunicazione di Eurolab.

“Il settore dei media, che ha visto il moltiplicarsi delle risorse attraverso le quali attingere informazioni, telefonini, mp3, palmari ecc – esordisce Loquenzi – ha subito una rottura profonda nel fondamentale rapporto con l’investitore (la pubblicità). Oggi all’editore non basta conoscere il numero di copie vendute di un giornale, ma vuole calcolare realmente il ritorno di investimento e, in settori quali internet, soprattutto in Italia, non esiste ancora un accordo sui parametri di valutazione. In Gran Bretagna l’investimento pubblicitario nella Rete è sei volte superiore rispetto al nostro Paese”. Secondo il direttore de L’Occidentale l’incertezza si sta allargando al punto che sono stati messi in discussione anche i modelli di audience relativi a radio e tv: “È tutto più incerto, poiché la tecnologia ha sviluppato apparecchi capaci di “skippare” (saltare) la pubblicità”. Torna così di strategica importanza il settore dei piccoli annunci. La crisi delle “info” cerca casa, lavoro ed altro ha colpito persino il New York Times e le testate in versione cartacea; genera, invece, una controtendenza sul web. Le grandi corporation comprano oggi i siti di ricerca lavoro per bloccare il dilagare di spazi web analoghi che offrono gli stessi servizi gratuitamente.

Loquenzi, inoltre, spiega: “Negli ultimi 10 anni il giornalismo si è notevolmente impoverito, il fenomeno colpisce anche il gigante statunitense. Le grandi redazioni americane hanno tagliato oltre il 30 per cento dei giornalisti. L’unico settore in crescita, secondo dati del 2006, è quello della ethnic press cioè la stampa nella lingua delle comunità spagnole, filippine, giapponesi.  Le testate si adeguano alla situazione e abbassano l’orizzonte, invece di ingrandirsi cercano di sviluppare nicchie. Il Boston Globe, il giornale più diffuso a Boston, Massachusetts e nella regione del New England ( circa 380.000 copie al giorno nel 2006) ha chiuso gli uffici di corrispondenza, concentrando l’attenzione sugli avvenimenti locali”. “Un giornalismo che guarda meno lontano – continua il direttore – ma che spera di trovare nuova linfa rispetto al giornalismo globale in crisi”.
Un altro aspetto da considerare è l’importanza delle risorse umane che fa tornare di moda il ruolo della leadership. “All’estero, specie in Usa, in Italia ancora poco – considera Loquenzi - le tv cercano di personalizzare il format. Conta la faccia più della sostanza. È la fine del modello Crossfire, un conduttore non schierato, due opinionisti di fronte con idee totalmente differenti e in mezzo il vuoto”. Siamo all’epilogo dell’epoca della contrapposizione — che R.W. Apple Jr., illustre reporter del New York Times, morto nel 2006, ha definito  periodo “delle torte in faccia”. “Adesso il programma – continua l’ex capo ufficio stampa del Senato – funziona se il conduttore esprime le sue opinioni”. A conferma di questo, negli Stati Uniti, calano le quotazioni del guru Larry King anchorman principe della Cnn e famoso nel mondo per un giornalismo dalle domande a raffica e diventano seguitissime le risposte che in diretta elargisce ai telespettatori Bill O’Reilly.

“Quindi – analizza Loquenzi - questi sono sintomi di come cresce la volontà di partecipazione dei cittadini comuni nella fattura giornalistica di ogni giorno. Internet su questo fronte è lo strumento ideale: facilità di comunicare, possibilità di mettersi in contatto tra persone di tutto il mondo. Il fenomeno indymedia ha fatto scuola. Nato per organizzare il movimento no global di Seattle e dare spazio all’informazione che i media tradizionali non avrebbero coperto, in epoca dove entrare in un sito dal punto di vista tecnico era molto più complesso di oggi, attraverso il passaggio mondiale delle password si diede vita al primo esempio di open source. Adesso la gente può essere direttamente protagonista e narratrice degli eventi, può usare il cellulare per scattare foto, scrivere, inviare audio e video alle redazioni ancora prima dell’arrivo dei fotoreporter professionisti". Un esempio in tal senso, le testimonianze giunte in tempo reale alle testate di tutto il mondo dai telefonini dei sopravvissuti all’incidente del 2006 sotto la metropolitana di Roma. La nuova tendenza è questa e prende il nome di giornalismo partecipativo. Grazie a internet, dunque, si riduce la distanza tra opinione dominante e opinione soccombente e, a proposito di “Spirale del Silenzio”, la seconda non è più sottomessa alla prima. L’idea de L’Occidentale corre sul treno di questa innovazione. “Tutti possono essere giornalisti, conclude Loquenzi, sentendosi protagonisti dentro una grande redazione virtuale dalle dimensioni sconfinate, rispetto ad una tradizionale”. A L’Occidentale attualmente lavorano 3 giornalisti e tra gli 80 e i 100 collaboratori. Un’opportunità che rimane aperta a chi ha voglia di avvicinarsi e partecipare a questa nuova sfida della comunicazione, dal futuro ancora incerto ma affascinante.

L.M. 

 
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